Un'attività che in Italia ha avuto un riconoscimento tardivo. Oggi integrata nei percorsi riabilitativi consente il raggiungimento di importanti risultati terapeutici

La Terapia Occupazionale nella riabilitazione dei pazienti con GCA. Il Santo Stefano fa scuola.

Ortoterapia, sport, arte, teatro, laboratori di cucina, ritorno alla guida in sicurezza, attività per il ritorno alla vita quotidiana. Sono alcune delle attività presentate al corso di formazione sull'intervento educativo occupazionale del paziente neurologico adulto che si è tenuto a Barletta in collaborazione con l'Asl locale e che ha visto la presenza del Santo Stefano Riabilitazione. Docenti infatti delle due giornate intensive sono stati il dott. Antonio De Tanti e la dottoressa Donatella Saviola, relativamente direttore clinico e neurologa responsabile del Servizio di TO del Centro Cardinal Ferrari Santo Stefano Riabilitazione. «Sono stati due giorni intensi di aggiornamento sul tema della Terapia Occupazionale per i pazienti con malattie neurologiche in fase territoriale - afferma De Tanti -. Un evento molto positivo che ha visto la costante interazione di tutte le figure professionali del team». 

Il Centro Cardinal Ferrari ha avviato da oltre dieci anni il Servizio di Terapia Occupazionale, un’attività che si è arricchita sempre di più di progetti ed iniziative. Un’esperienza nata in via sperimentale nell’ambito dei programmi riabilitativi e che si è consolidata producendo risultati positivi (vedi libro “Trauma cranico e terapia occupazionale, guida dell’autonomia nella vita quotidiana” edito dalla Casa editrice Franco Angeli). Percorsi di terapia occupazionale* in cui i pazienti sono coinvolti in esperienze sempre più ecologiche, che li portano a sperimentare in sicurezza, prima in setting molto strutturati nel contesto di laboratori tematici e poi fuori dalle mura dell’ospedale, attività che il trauma ha troppo a lungo bloccato. Tutte attività che entrano nel percorso riabilitativo a pieno titolo accompagnando il cammino terapeutico tradizionale, agendo anzi da stimolo alle attività riabilitative classiche (palestra, colloqui psicologici…) e alla socializzazione (acquisizione della sicurezza dopo un evento traumatico: “posso uscire”, “posso fare shopping”, “posso tornare ad essere autonomo”). “Il fine ultimo del processo riabilitativo si sposta definitivamente dalla pur doverosa ricerca di recupero di singole competenze alla ricerca del maggior grado di autonomia e libertà di scelta di vita di ogni individuo, compatibilmente con i danni subiti e con il suo contesto socio-familiare – spiega De Tanti -. La terapia occupazionale dimostra la coerenza assoluta a questo principio anche quando affronta i casi più severi e cerca di garantire le migliori condizioni per l’accoglienza al domicilio del paziente in stato vegetativo”.

Nel percorso di studi universitario, tra l’altro, il Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato è riconosciuto come sede d'eccellenza per il tirocinio degli studenti del corso di laurea in Terapia occupazionale dell'Unimore (Università di Modena e Reggio Emilia).

Terapia occupazionale in età evolutiva
L’intervento di terapia occupazionale è fondamentale per i bambini e gli adolescenti perché si svolge in situazioni di vita quotidiana, favorendo la partecipazione alle attività dei pari. I benefici sono evidenti sullo sviluppo e sulle performance, ma anche sul benessere generale e sulla prospettiva di vita” spiega Donatella Saviola neurologa del Santo Stefano Riabilitazione e referente della Sezione speciale della Società italiana di riabilitazione neurologica (Sirn) sulla Riabilitazione in età evolutiva. A giugno 2017, proprio con la Sirn, il Santo Stefano Riabilitazione aveva promosso un convegno nazionale “Ruolo della Terapia Occupazionale nel progetto riabilitativo di pazienti in età evolutiva”
Ogni paziente che segue un programma di terapia occupazionale ha un percorso personalizzato, redatto da un team riabilitativo che accomuna medici, terapisti occupazionali, fisioterapisti, logopedisti, neuropsicologi e altri specialisti - spiega la Saviola -. Quando il nostro paziente è un bambino rivolgiamo grande attenzione alla famiglia, coinvolta attivamente“. Si tratta di un approccio globale alla terapia occupazionale pediatrica, definito “Family-centered functional therapy”.In base all’età, poi, vengono valorizzate anche esperienze di socializzazione con l’ambiente esterno, ad esempio con gli amici e la scuola che il bimbo frequenta” aggiunge la specialista. Diventa fondamentale il rapporto con le scuole e gli specialisti del territorio (neuropsichiatri e fisiatri). Obiettivo primario dell’intervento è infatti la promozione della migliore qualità di vita per il bambino e la sua famiglia, mettendo in campo tutte le risorse e facilitando l’accesso alle opportunità che il territorio offre. Se con l'adulto si procede attraverso spiegazioni e simulazione del compito, con il bambino il percorso è di crescita e necessita di un intenso coinvolgimento della famiglia, a partire dalla presa in carico e da parte di tutto il team riabilitativo. Il valore della multidisciplinarietà del team che sottoscrive il personale percorso terapeutico del paziente, è più significativo quanto maggiore è lo stato di complessità del bambino, per il quale può essere necessaria la presenza di più di un operatore contemporaneamente. “L’alleanza terapeutica con i genitori e gli adulti importanti per il bambino deve essere creata con cura e mantenuta lungo tutto il percorso riabilitativo, che comprenderà anche fasi periodiche di follow-up” conclude.  Gli interventi riabilitativi di sostegno allo sviluppo potranno essere di tipo ecologico, immaginativo, virtuale o robotico. Anche se la terapia occupazionale è svolta perlopiù in contesti concreti, infatti, una delle nuove frontiere di questo tipo di riabilitazione è la realtà virtuale. È fondamentale fare lavorare il bambino in un contesto di realtà virtuale senza astrarlo completamente, ma bensì offrendogli realtà digitali manipolabil.  La letteratura scientifica inoltre ha evidenziato come un setting di lavoro in realtà virtuale possa stimolare la plasticità neuronale, che è uno dei nostri principali obiettivi.

Il riconoscimento della Terapia Occupazionale
La Terapia Occupazionale ha avuto in Italia un riconoscimento formale tardivo rispetto ad altre nazioni, quali ad esempio quelle di cultura anglosassone dove esiste da oltre un secolo, ma questo iniziale svantaggio si sta traducendo in una grande opportunità perché come per molte altre discipline giovani, la TO si sta mostrando molto vitale, con un fermento culturale che le consente di produrre modelli e proposte operative adeguate alle necessità e alle aspirazioni dei pazienti. Scopo principale della Terapia Occupazionale (TO) è favorire l’autonomia della persona disabile, a partire dal presupposto che può esserci un modo per fare ciò che si desidera. Questo significa migliorare la partecipazione alle attività quotidiane, con un innalzamento della motivazione e dell’autostima, che dipendono dal grado di prestazione raggiunto nel contesto di vita abituale.
Nel DNA della TO troviamo  un concetto cardine della riabilitazione in generale: quando sia stato raggiunto il massimo recupero possibile delle funzioni intrinseche, compromesse da una qualunque causa patogena, allora devono essere messe in atto tutte le strategie disponibili per consentire il miglior recupero adattivo della persona.

Chi è il terapista occupazionale
Il Terapista Occupazionale è una figura professionale che ha il compito di aiutare la persona a recuperare l'indipendenza nelle attività della vita quotidiana come vestirsi, badare all'igiene personale, mangiare, applicare protesi e ausili e addestrare al loro uso, modificare gli ambienti al fine di migliorare l'autonomia funzionale del paziente. Questa figura lavora quindi sul miglioramento della vita di tutti i giorni, in base alle possibilità e ai desideri del paziente. Il terapista occupazionale (TO) è l'operatore sanitario che opera nell'ambito della prevenzione, cura e riabilitazione delle persone con patologie, disordini fisici o psichici e disabilità, temporanee o permanenti, utilizzando attività espressive, manuali e rappresentative, ludiche e della vita quotidiana. Il TO è uno dei componenti il team multiprofessionale di specialisti che, condividendo la stessa filosofia riabilitativa, lavorano insieme per costruire il progetto riabilitativo individuale, pensato su misura per ogni paziente. 
Come si diventa terapista occupazionale? Seguendo un corso di laurea triennale specialistico. In Italia attualmente sono 12 i corsi di laurea attivi per il conseguimento del titolo di "terapista occupazionale", dai quali ogni anno si formano circa 230 nuovi giovani professionisti. Troppo pochi comunque rispetto ad altri Paesi europei: secondo i dati del 2010, in Italia ci sono circa 2 TO ogni 100mila abitanti, mentre in Europa la media è di 27 ogni 100 mila abitanti.

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NOTA 

*In questi anni al Centro le attività avviate nell’ambito della terapia occupazionale sono state tante e diverse. L’Ortoterapia, con la predisposizione di uno spazio all’aperto adattato anche per i pazienti in carrozzina (ad esempio tramite vasche sovraelevate e camminamenti lungo le aiuole) strutturato in collaborazione con esperti e tecnici del vicino Parco regionale Boschi di Carrega; la Montagnaterapia, con le uscite organizzate in collaborazione con il CAI; l’Arte Terapia con lezioni teoriche in aula, visite ai musei del territorio e l’organizzazione di una mostra coi quadri realizzati dai pazienti presso la Rocca di Fontanellato; il Teatro, con spettacoli allestiti presso il Teatro di Fontanellato in collaborazione con attori e registi professionisti ed il Comune di Fontanellato; lo Sport, coi corsi di sci a Sestriere, l’annuale torneo di ping pong, le lezioni di tiro con l’arco sotto la guida del campione paralimpico Fabio Azzolini, il nuoto in piscina, l'avviamento al nuoto e allo sport con la Cooperativa Gioco; la pet therapy e l'ippoterapia, in collaboraizone con il circolo ippico di Fontanellato; i progetti di socializzazione, attraverso anche trasferte all’esterno della struttura, come quella al porto accessibile di Savona per provare la barca a vela, ai Boschi di Carrega e lungo il Po per scoprire le bellezze del territorio, al Fidenza Village per mettere alla prova l’autonomia e la sicurezza personale dei pazienti; attività di vita quotidiana, come cucinare o fare la spesa; laboratori come quello di falegmameria e quello di musica. Punta di diamante del Servizio di Terapia Occupazionale resta il Ritorno alla Guida in sicurezza, uno dei primi progetti del Servizio e che ha visto ad oggi tornare al volante oltre un centinaio di pazienti dal 2006.

 Nella foto, lo staff pediatrico del Centro Cardinal Ferrari: medici neurologi e fisiatri, infermieri, fisioterapisti e terapisti occupazionali, educatrici, ortottisti, psicologhe, logopediste, psicomotricisti ed educatori.