Nelle RSA del Santo Stefano sono state elaborate scale di valutazione per interpretare la le manifestazioni di sofferenza non verbali

La gestione del dolore nel paziente non in grado di comunicarlo

Cosa succede a quei pazienti che non sono capaci di comunicare il dolore?È questa la domanda al centro delle problematiche legate alla corretta valutazione clinica della sofferenza nei pazienti delle RSA. Con l'avanzare dell'età, la gestione del dolore diventa centrale nella qualità della vita della persona, specialmente quando si parla di dolore cronico per le complesse condizioni negli anziani (quali le malattie muscolo scheletriche, neuropatie, malattie vascolari, ulcere da pressione, ecc).

Gestirlo in modo appropriato, per garantire al paziente una migliore qualità della vita, è la sfida che si sono poste le RSA Santo Stefano sul piano clinico e terapeutico, ma anche etico e culturale. Santo Stefano ha voluto rispondere elaborando un documento ed una scala per valutare il livello e la tipologia di dolore in tutti i pazienti, in modo particolare in quelli che non riescono a comunicarlo a causa della malattia per cui sono ricoverati (come ad esempio i pazienti affetti da un importante declino cognitivo o con demenza nelle sue varie forme, per esempio l’Alzheimer).

“Un Protocollo comune – dice il dott. Antonio Maria Novelli, responsabile delle RSA Santo Stefano - di cui si sono dotate tutte le nostre RSA (“Santa Maria in Chienti” di Montecosaro, “Abitare il tempo” di Loreto, “Residenza Dorica” di Ancona, il “Centro Residenziale” di Foligno, “Villa Margherita” di Civitanova Marche e “Casa Argento” di Fossombrone, ndr), trasversale a queste varie strutture e che si pone l'obiettivo di riconoscere e interpretare, anche attraverso delle scale di valutazione, le manifestazioni non verbali di dolore per poi trattarle precocemente”.

Nel 2010 è stata emanata la Legge n. 38 concernente “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”. Una legge che per la prima volta garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze.