Al Centro Cardinal Ferrari, programmi di idrokinesiterapia per il recupero dell’attività motoria. Pizzaferri: «La piscina è studiata per questo tipo di attività, dalla temperatura alla profondità fino alla presenza del sollevatore per disabili»

Idrokinesiterapia, per adulti e bambini

Si chiama idrokinesiterapia e consiste nell’attività di riabilitazione che sfrutta l’acqua come strumento terapeutico per il recupero delle potenzialità motorie residue. Al Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, centro specializzato nelle gravi cerebrolesioni acquisite, è una reale opportunità che viene offerta ai pazienti (ma anche a utenti esterni in regime di intramoenia) nel loro percorso riabilitativo. Un’opportunità, perché il Centro, fra i pochi sul territorio, è dotato di una piscina attrezzata e adattata per persone con disabilità motorie e cognitive: di dimensioni contenute (9x3 metri), profondità massima 1.20, con acqua a 33-34 gradi ed un sollevatore a binario per l’ingresso in acqua dei pazienti più gravi. «La riabilitazione in acqua ha diversi vantaggi, la diminuzione della forza di gravità alleggerisce il peso corporeo facilitando i movimenti, è indicata per i pazienti che hanno difficoltà di controllo motorio o che non possono sovraccaricare le articolazioni – spiega Monica Pizzaferri coordinatrice fisioterapista del CCF- . La nostra piscina ha una temperatura calda che consente un effetto miorilassante, migliorando la circolazione, aiutando la riduzione della contrazione muscolare, con particolari benefici nei casi di spasticità – continua -. Si tratta di attività complementari a quelle svolte a terra, ma che consentono di svolgere quei trattamenti che in palestra sarebbero più dolorosi o difficili da eseguire». Nel recupero della deambulazione, infatti, risentendo meno della gravità i pazienti riescono a stare meglio in piedi e si riduce la paura di cadere. «Nei nostri programmi di idrokinesiterapia, il terapista è sempre in acqua con il paziente, non è scontato, è un aspetto importante in termini di efficacia dell’esercizio perché muoversi insieme è diverso dal dare indicazioni dall’esterno – continua la Pizzaferri -. Inoltre, i nostri percorsi puntano anche ad un obiettivo di inclusione, la piscina è un luogo di adattamento per chi dalla riabilitazione passa all’avviamento al nuoto». Per questa ragione, sono previste anche uscite all’esterno del Centro, nella piscina di Fontanellato, come struttura sul territorio, o trasferte al mare, supportate dallo staff del CCF, come quella avvenuta l’estate scorsa in Liguria. Uscite che rientrano nell’obiettivo di far acquisire sicurezza al paziente, consapevolezza delle proprie potenzialità anche al di fuori delle mura protette dell’ospedale di riabilitazione.

In piscina anche i bambini con patologie neurologiche

«La riabilitazione in acqua è ideale anche per i bambini, ma ai nostri piccoli pazienti viene proposta con modalità diverse dagli adulti, con setting specifici che coniugano l’aspetto riabilitativo con quello ludico», racconta Monica Filipazzi fisioterapista del CCFche lavora con i bambini in acqua. «I professionisti che lavorano in acqua con i bambini devono essere specificamente preparati. L'acqua è  un ambiente ricco di informazioni significative che  stimolano l'attenzione del bambino e l'apprendimento di schemi motori idonei all'ambiente acquatico. Queste nuove conquiste  vengono poi trasferite  anche fuori dall'acqua.    – spiega –. Infatti a differenza dell’adulto che ha perso alcune capacità e deve riacquisirle il bambino deve ancora imparare alcune abilità – continua –, l’ambiente acquatico in questo senso è di aiuto, fa sentire i bambini più liberi, si divertono e quindi collaborano meglio alla terapia  – e conclude facendo alcuni esempi -: il bambino impara a percepire il proprio schema corporeo, grazie all’uso di giochi stimolanti che aiutano a stare in posizione eretta, in equilibrio e a coordinare gli arti».