L'opera, un lavoro iniziato due anni fa, è stata posizionata sulla parete antistante l'entrata del centro diurno

Un mare di vento, pronto il trittico realizzato dai pazienti

Un momento inaugurale per presentare "Un mare di vento". E'  stato portato a termine, all'Ospedale Villa Rosa, il progetto pittorico intrapreso nell'estate 2015, che ha visto partecipi numerosi pazienti, provenienti da tutti i reparti della clinica. L'opera, un grande trittico che prende il nome di "Un mare di vento", è stata posizionata sulla parete antistante l'entrata del centro diurno. 

ll trittico "Un mare di vento" è stato realizzato in poco meno di due anni, numerose sono state le mani che hanno impugnato i pennelli, parecchi sono stati i giudizi e i punti di vista che hanno contribuito al delinearsi del soggetto. Una pesante e vecchia valigia, vissuta, che arreca francobolli realmente viaggiati, pare cadere fragorosamente e spalancarsi con clamore. Ne scaturisce un mare impetuso, blu e spumoso, che percorre l'intero dipinto e si infrange su tutta la tela, arrestandosi solo dinnanzi ad un forte e massiccio albero. La marea è sovrastata da un vento, paffuto e antropomorfo, che sospinge i flutti e le barchette di carta che su di essi galleggiano. La corrente trascina con sè aeroplani e palloncini, sino a spettinare le foglie di un albero, disseminandole leggere, come coriandoli. Ogni persona che passa di qui porta sia una valigia carica di oggetti, sia un bagaglio di esperienze, sofferenza, gioie, vita e pensieri, un contenuto che spesso si riversa per le stanze e i corridoi, spinto da una forza profonda, in cerca di un lido al quale attraccare, un porto sicuro in grado di accoglierlo. Ciò che queste mura ricevono è spesso di una quantità incalcolabile, una marea, di una forza destrutturata, dilagante e imprevedibile, come il vento. Allo stesso modo, può capitare di accorgersi che nonostate la sofferenza, la fatica e le frustrazioni, anche se le emozioni e le sciagure si abbattono su di me come una burrasca, nulla e nessuno possono annullare la mia identità più profonda, così come la tempesta più feroce non perturba mai le profondità degi abissi e del mare, e dunque, in questo istante, qui e ora, un mare d ivento.