Evitare i rimedi fai da te ed essere informati su cosa è salutare o dannoso. In nove punti, le false convinzioni da eliminare

Mal di schiena, luoghi comuni da sfatare

In caso di mal di schiena, la prima cosa da fare è affidarsi a uno specialista evitando il "fai da te". 
Antonio Bortone, direttore dei Centri ambulatoriali del Santo Stefano Riabilitazione (gruppo Kos), spiega in nove punti le false convinzioni per sfatare alcuni luoghi comuni sul mal di schiena

  1. Non è vero che il nuoto fa bene alla schiena. “È sempre stato annoverato tra gli sport indicati per la sua cura. Un’affermazione che non trova riscontro nelle pubblicazioni scientifiche. Anzi, in realtà non è consigliato a chi soffre di scoliosi. La forza di gravità in acqua è ridotta e i muscoli non lavorano correttamente per stabilizzare la colonna”.
  2. Non è vero che quando si ha mal di schiena si deve stare a letto. “Diverse pubblicazioni hanno ormai sfatato questa credenza. Sebbene sia necessario un brevissimo riposo a letto in condizioni di dolore acuto, l’inattività per più di qualche giorno è in genere controindicata. I muscoli si indeboliscono e si rischia di peggiorare la situazione”.
  3. Non è sempre indicato far scrocchiare la schiena. “Le cosiddette manipolazioni sono manovre terapeutiche utili a liberare un’articolazione. Anche quando scrocchiamo le dita o la schiena effettuiamo delle manipolazioni. Se in un primo momento queste ultime possono dare una sensazione di sollievo sono in genere da evitare. Solo le manipolazioni fatte da una mano esperta come quella di un fisioterapista sono utili”.
  4. Non è sempre vero che utilizzare il busto è salutare. “Busti o pancere sono controindicati perché si sostituiscono all’attività muscolare – spiega Antonio Bortone - In questo modo i muscoli non utilizzati si indeboliscono e non sostengono più, in modo adeguato, la schiena una volta che il sostegno artificiale è stato rimosso”.
  5. Non è vero che fare esercizi addominali fa bene. “Quando si svolgono esercizi di tonificazione e potenziamento muscolare, occorre bilanciare l’attività tra la muscolatura anteriore e quella posteriore del corpo. Diversamente, potenziare solo gli addominali potrebbe arrecare seri problemi alla colonna vertebrale, con forti sollecitazioni ed innaturali trazioni sui corpi vertebrali”.
  6. Non tutte le schiene sono uguali. “Le persone non hanno solo volti differenti ma anche schiene diverse. Perciò non esiste uno standard assoluto nella valutazione di questa parte del corpo. Vengono utilizzati invece degli specifici parametri che fanno capire se un individuo corre il rischio di avere un problema o lo ha già. Allo stesso modo anche l’esercizio fisico e la fisioterapia devono essere adattate alle possibilità di ciascuno. Non tutte le persone hanno la stessa mobilità articolare. Ecco che qualsiasi attività che fa insorgere un dolore andrebbe valutata da un fisioterapista”.
  7. Non sempre quando si ha mal di schiena è sempre colpa di un’ernia. “Alcuni autori indicano che solo il 4% del dolore lombare dipende da un’ernia. Lo stesso discorso vale per le protrusioni”.
  8. La cervicalgia spesso dipende da problemi di allineamento delle spalle. “Ogni volta che portiamo delle borse pesanti al supermercato buona parte del carico viene sostenuto dai muscoli cervicali. Grande importanza deve essere data anche all’allineamento della spalla, se alterato può comportare la presenza di carichi anomali a livello del collo e la possibile insorgenza di dolore”.
  9. La schiena nel corso della vita si accorcia. “Uno dei motivi principali di questo accorciamento (che può essere anche di alcuni centimetri) è la degenerazione delle strutture della colonna. In breve i dischi intervertebrali nel corso degli anni subiscono varie modificazioni e si possono usurare nel corso degli anni per via di carichi eccessivi, di posture errate, di traumi o semplicemente perché i tessuti invecchiano. Altra causa è il cedimento delle strutture ossee soprattutto in caso di osteoporosi. Per questo lo specialista chiede al paziente se è ancora alto come quando aveva 20 anni”.                                                                                                                                            

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