Margherita Chiari: «Un’esperienza che ci induce ad ampliare la casistica aumentando anche i tempi del follow up»

Retimax Vision Trainer, efficace sui pazienti con GCA. I primi risultati della sua applicazione sono positivi

È in funzione già da qualche anno al Centro Cardinal Ferrari e ha già dato risultati interessanti dal punto di vista della riabilitazione dei gravi deficit visivi nelle Gravi cerebrolesioni acquisite (GCA). È il Retimax Vision Trainer (RVT), un dispositivo che ha lo scopo di aumentare la funzione visiva mediante il rilevamento di un potenziale evocato visivo associato ad un feedback sonoro. «Nato per la riabilitazione visiva dei soggetti affetti da ambliopia, si è dimostrato efficace anche nel trattamento di svariate patologie oftalmologiche – afferma Margherita Chiari oculista del Centro Cardinal Ferrari-. Al CCF, in particolare, stiamo testando e studiando l’efficacia del Retimax in pazienti con gravi disabilità visive secondarie a GCA».

Uno studio importante considerando che i disturbi visivi colpiscono più del 50% dei casi di GCA ed incidono in modo rilevante nei trattamenti riabilitativi. Al Centro Cardinal Ferrari sono stati trattati 38 pazienti: 28 maschi, 10 femmine di età compresa tra 7 e 68 anni con CGA, 37% accidenti vascolari, 42% traumi cranioencefalici, 21% altro (neoplasie cerebrali, encefalopatie anossiche da arresto cardiocircolatorio ) arruolati nel periodo da luglio 2013 a settembre 2016.  Lo stato cognitivo è stato valutato sulla base della “Levels of Cognitive Functioning (LCF) Scale”, una scala nominale che descrive otto diverse fasi comportamentali tipiche di questi soggetti, dal coma al buon recupero. Sono stati ammessi pazienti con un valore di almeno 6 di LCF. I sintomi visivi erano: grave compromissione del campo visivo e/o ipovisione grave da lesione nervosa retrochiasmatica. Per valutare i risultati ottenuti i pazienti sono stati suddivisi in quattro classi: a (recupero nullo), b (modesti miglioramenti che non cambiano la qualità della vita del paziente), c  (miglioramento significativo, ma permanenza di deficit visivi  che limitano le attività della vita quotidiana), d (buon recupero delle funzioni visive compromesse con ritorno alle attività della vita quotidiana del periodo pre-morboso). L’esito soggettivo e clinico ha trovato una buona corrispondenza nel miglioramento delle risposte bioelettriche e i risultati ottenuti si sono mantenuti stabili alla sospensione del trattamento (follow-up a 3 e 6 mesi). Dall’analisi dei 38 pazienti si deduce che l’età e il minor tempo intercorso dall’evento acuto al trattamento sono sicuramente elementi prognostici favorevoli, tuttavia ancora più importante è la compliance, cioè la motivazione, attenzione e impegno del paziente durante la seduta riabilitativa.

«Con il nostro intervento ci siamo posti come obiettivo di migliorare la qualità della vita di persone con GCA, per cui abbiamo considerato un successo un trattamento che ad esempio abbia permesso all’individuo di spostarsi autonomamente nell’ambiente, o di leggere - spiega la Chiari -. Sono state confrontate le condizioni di partenza di ogni singolo individuo e abbiamo interpretato come positivo qualsiasi miglioramento, sia oggettivo, cioè documentabile, che soggettivo, cioè in grado di permettere al paziente una maggiore autonomia».  La presenza di valori importanti per quanto riguarda i casi di recupero nullo o trascurabile (classi a e b), complessivamente pari al 50% (19 pazienti), è da imputare al fatto che le condizioni dei pazienti sono molto critiche per la presenza di quadri clinici particolarmente complessi. La percentuale del 26% (10 pazienti) di recuperi parziali (classe c) è altamente significativa, poiché anche piccole azioni della vita quotidiana rese possibili dal trattamento riabilitativo fanno la differenza in pazienti con gravi e multiple disabilità. Infine la percentuale del 24% (9 pazienti) nel gruppo con recupero totale (classe d) è molto positiva, con tre pazienti  che hanno ottenuto i requisiti visivi per sostenere l’esame per la patente di guida. «Un’esperienza positiva – conclude la Chiari -  che ci induce ad ampliare la casistica aumentando anche i tempi del follow up.Crediamo che questa possa essere una proposta riabilitativa valida in pazienti con GCA e gravi deficit visivi, a patto che sia presente una sufficiente funzione cognitiva».

COME FUNZIONA

Al paziente, seduto di fronte a un monitor a quadrati bianchi e neri di dimensioni e contrasto variabili, vengono applicati degli elettrodi sul cuoio capelluto. Durante la fissazione di questo stimolo strutturato un segnale bioelettrico viene prodotto nella retina, vie visive e aree corticali. Migliore è la fissazione, più ampio è il potenziale elettrico misurato dagli elettrodi. Di conseguenza, il segnale acustico aumenterà in altezza guidando il paziente nella sua ricerca di una fissazione, accomodazione e attenzione migliori e insegnandogli a controllare maggiormente tali funzioni. Un grafico misura in termini oggettivi l’ampiezza del potenziale e quindi la conseguente efficacia del trattamento.