L’ idroterapia è una terapia utile per un paziente emiplegico?
R. La terapia in acqua, ha una lunga tradizione e può essere annoverata a pieno titolo tra le tecniche di riabilitazione utilizzabili con vantaggio anche nella riabilitazione delle paralisi di origine cerebrale.
I suoi principali vantaggi consistono nella possibilità di fare esperienza di movimento in un ambiente in cui la presenza dell’acqua rende più agevole il controllo contro gravità dell’asse corporeo e degli arti. Per alcuni pazienti è così possibile iniziare ad esercitare in piscina la stazione eretta e il cammino, piuttosto che movimenti degli arti che non sono ancora possibili in palestra.
Un altro effetto positivo è di tipo miorilassante, dato dall’immersione nell’acqua della piscina terapeutica che risulta di solito più calda di quelle dedicate al grande pubblico.
Occorre però ricordare che vi sono alcune controindicazioni assolute alla idroterapia (ad esempio presenza da ampie piaghe da decubito, gessi e fissatori esterni per fratture, diarrea, frequenti crisi epilettiche non controllate da terapia).
Occorre poi valutare con attenzione il grado di motivazione del paziente e rinunciare a questa opzione terapeutica nel caso in cui si riscontri una netta avversione/paura ad affrontare esperienze in piscina.
Tornando alla sua domanda iniziale riassumerei dicendo che l’idroterapia è potenzialmente utile per un paziente emiplegico o comuque per disturbo del movimento da lesione cerebrale, ma, qualora l’ambiente di cura in cui si trova il paziente non ne sia provvisto, sono fiducioso che il progetto riabilitativo possa essere correttamente sviluppato utilizzando gli strumenti fisioterapeutici tradizionali, in palestra.


