I danni cognitivi in caso di aneurisma

D. A mia zia è stata diagnosticata la presenza di aneurisma dell’arteria comunicante anteriore (angolo A1-A2 a destra).
Nei mesi scorsi è stata sottoposta ad un intervento di esclusione dell’aneurisma dal circolo mediante clipping al colletto.
Nel decorso post operatorio mia zia ha mostrato evidenti segni di menomazione cognitiva e comportamentale: non collaborante, agitata, ansiosa, confusa, disorientata.
Attualmente, è ricoverata presso un reparto di psichiatria, dato che a distanza di un mese dall’operazione presenta ancora le suddette disfunzioni.
Vorrei a riguardo sapere: se tali scompensi possano rientrare nella generalità di casi simili; se gli stessi possano, quindi, considerarsi temporanei e vi sia possibilità di recupero delle funzioni cognitivo comportamentali, mia zia non ha alcun deficit motorio; l’eventuale tempo necessario per un possibile recupero, anche parziale; infine, se necessita di una riabilitazione appropriata.


R. Il quadro clinico che mi ha descritto sembra molto coerente con la sede dell’aneurisma individuato ed escluso dal neurochirurgo: le aree cerebrali più anteriori, frontali, sono quelle maggiormente coinvolte nella corretta gestione del controllo comportamentale e delle condotte sociali.
La compromissione di queste strutture può quindi compromettere, in vario grado, la competenza cognitiva e comportamentale di un paziente, con disturbi globalmente definibili come “in eccesso” (agitazione, irrequietezza, aggressività, perdita di inibizione) piuttosto che “in difetto” (grave inerzia ed apatia, con perdita di qualunque iniziativa, quadri simildepressivi).
Spesso questi pazienti, come sembra sia il caso di sua zia, non presentano disturbi primitivi del movimento, perché la sede del danno cerebrale è più anteriore rispetto alle aree cerebrali responsabili del controllo motorio.
Rispetto alle possibilità e ai tempi di recupero, occorre ricordare che pur nella grande variabilità di ogni singolo caso, la valutazione delle possibilità di recupero deve poggiare sull’analisi di tante variabili, tra cui l’esatta entità (sede e dimensioni) del danno cerebrale, la presenza di emorragia cerebrale all’esordio, l’eventuale presenza di complicanze precoci, quali un vasospasmo dei vasi cerebrali vicini alla lesione, l’eventuale durata di un periodo iniziale di coma, l’età e lo stato di salute generale della paziente.
Sicuramente il fatto che siamo a circa due mesi dall’evento acuto, deve lasciare aperta la possibilità di un ulteriore recupero nei prossimi mesi.
Riguardo alla possibile indicazione a provvedimenti riabilitativi: sempre in linea generale ritengo che sia assolutamente utile prevedere un periodo di ricovero in ambiente riabilitativo specialistico per cercare di ottimizzare le probabilità di recupero funzionale della paziente, compatibilmente con la gravità del danno subito.Bisogna però ricordare che il percorso riabilitativo non si conclude mai con la fase di ricovero ospedaliero, questi pazienti riescono a volte a ritrovare una maggior adeguatezza comportamentale dopo il loro reinserimento nel normale ambiente di vita.