In Italia si stima che la demenza colpisca oltre un milione 240mila persone, di cui circa 600mila malati di Alzheimer. Una patologia che ha una ricaduta importante sulle famiglie sul piano affettivo ed organizzativo

Giornata mondiale dell'Alzheimer, una malattia in crescita

Si celebra oggi, giovedì 21 settembre, la XXIV Giornata Mondiale dell'Alzheimer. Una malattia che  secondo gli ultimi dati del “Rapporto mondiale Alzheimer” vede ogni anno quasi 10 milioni di nuovi casi, circa 47 milioni di persone affette da demenze di cui il 60-70% con Alzheimer. In Italia si stima che la demenza colpisca oltre un milione 240mila persone, di cui circa 600mila malati di Alzheimer.

Una malattia che ha una ricaduta importante sulle famiglie che si trovano spesso ad affrontare un radicale cambiamento di personalità della persona malata, generando situazioni impegnative sul piano affettivo e organizzativo tanto che il caregiver si vede costretto a stravolgere la propria vita personale.  

Per quanto la ricerca vada avanti, non esiste ancora una cura, e a maggior ragione è fondamentale una diagnosi precoce per rallentare temporaneamente il peggioramento dei sintomi della demenza e migliorare la qualità della vita delle persone colpite e di chi le assiste.

 Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza, ovvero di perdita di memoria e di altre abilità intellettuali che, manifestandosi in modo progressivo, vanno ad interferire con la vita quotidiana della persona. Il morbo non va confuso con l’invecchiamento, anche se è una malattia che aumenta il suo rischio di insorgenza con l’aumentare dell’età. Nelle sue fasi iniziali, la perdita di memoria è leggera, ma nella fase avanzata le persone perdono la capacità di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente che li circonda.

È fondamentale riuscire a riconoscere per tempo i segnali. Le abilità della persona colpita da morbo di Alzheimer cambiano gradualmente, i sintomi possono variare da persona a persona e avere un decorso più o meno veloce. Secondo il sistema sviluppato da Barry Reisberg, M.D., direttore clinico del Dementia Research Center (Centro di Ricerca sull’Invecchiamento e la Demenza) della New York University School of Medicine, si possono individuare sette fasi che segnano il declino cognitivo che da lieve diventa moderato fino al declino cognitivo grave.

Nella fase lieve, solitamente amici, familiari o colleghi di lavoro iniziano a notare alcune stranezze e difficoltà. Occorre richiedere una visita accurata, i medici possono essere in grado di rilevare problemi di memoria o di concentrazione (ad es. evidenti difficoltà a trovare la parola; problemi a ricordare i nomi quando vengono presentate nuove persone; dimenticare cose appena lette…). Nella fase moderata, le lacune nella memoria e nel pensare diventano evidenti, le persone cominciano ad avere bisogno di aiuto per svolgere le attività quotidiane. In questa fase, chi è affetto dal morbo di Alzheimer potrebbe: non essere in grado di ricordare il proprio indirizzo o numero di telefono; dimenticare la scuola superiore o l'università presso la quale si è laureato; confondersi sul luogo in cui si trova; avere difficoltà a ricordare il giorno o la data attuale; avere problemi con l’esecuzione di facili calcoli matematici; non  riconoscere l’abbigliamento adeguato per la stagione. Nella fase avanzata di declino cognitivo grave, possono aver luogo: cambiamenti di personalità; le persone hanno bisogno di notevole aiuto per svolgere le attività quotidiane, come mangiare o andare in bagno; si perde la consapevolezza delle esperienze più recenti e di ciò che li circonda; difficoltà a ricordare il proprio nome, a riconoscere le persone, a perdersi per strada.