Fisioterapia nelle calcificazioni degli arti
D. Per quanto riguarda la fisioterapia che tipi di metodi ci sono per stimolare i pazienti con calcificazione agli artisuperiori e gli arti inferiori? Attualmente mio padre ricoverato viene stimolato con la manipolazione da seduto incarrozzina e a letto.
Secondo lei è sufficiente?
R. Le devo innanzitutto dire che occorrerebbe sapere qual è la causa e la gravità della malattia di base che ha provocato lecalcificazioni, da quanto tempo sono insorte, che dimensioni e caratterische hanno alle indagini radiologiche (Radiografie e TAC), quali limitazioni articolari strutturate hanno già provocato: dovremmo cioè avere una sintesi della storia clinicadel paziente.
In linea generale le posso dire che a seguito di una grave cerebrolesione acquisita, sia essa di natura traumatica o secondaria a malattia vascolare possono formarsi voluminose calcificazioni che si accrescono progressivamente e finiscono con bloccare le grandi articolazioni (anche spalle e ginocchia).
Non conosciamo ancora con certezza la causa di questa complicanza, ma sappiamo che la fase di formazione si accompagna a segni locali di infiammazione dell’area interessata, che si manifestano con “gonfiore” arrossamento della cute e dolore alla mobilizzazione del paziente.
Come avrà purtoppo potuto constatare il risultato finale di questo processo di formazione di materiale osseo in sede anomala può portare a conseguenze funzionali molto importanti, bloccando articolazioni in posizioni che impediscono ogni attività motoria utile e le stesse manovre di assistenza infermieristica al paziente.
Dovendo stabilire cosa fare per ogni paziente le premetto che non sono noti farmaci o cure fisiche e trattamenti riabilitativi in grado di rimuovere le calcificazioni e “sbloccare” le articolazioni una volta che si siano formate.
In base alla nostra esperienza clinica e ai pochi lavori scientifici sull’argomento è possibile usare farmaci antinfiammatori a dosaggio pieno quando le calcificazioni sono in fase di formazione; in questo periodo (che dura a volte vari mesi in fase precoce) deve essere posta molta attenzione alla fisioterapia: la mobilizzazione delle articolazioni interessate deve essere molto cauta per evitare di rinforzare il processo infiammatorio in atto e favorire quindi la crescita della calcificazione, ma nel contempo nel cercare di prevenire il blocco delle articolazioni in posizioni non funzionali (ad es. un ginocchio bloccato in flessione non permetterà più di esercitare la stazione eretta).
Quando la calcificazione sia stabilizzata (e il processo di infiammazione locale ampiamente risolto) si può discutere circa le terapie chirurgiche per rimuoverle.
Questa opzione viene di solito adottata dopo almeno un anno dall’esordio del trauma, per evitare che una eventuale ripresa del processo infiammatorio porti a riformazione della calcificazione stessa.
Si tratta di interventi impegnativi, da affidare a mani molto esperte, con attenta selezione dei casi da operare.
Occorre valutare da un lato quali vantaggi funzionali verrebbero al paziente da un intervento ben riuscito, dall’altro i rischi a cui andrebbe incontro, sia per complicanze generali, legate ad esempio all’anestesia per operazioni lunghe, sia per le caratteristiche della calcificazione stessa.


