In un recente convegno dell’Ospedale San Pancrazio, si è fatto il punto sugli sviluppi dei percorsi di cura. Fra i dati, l’avanzare dell’età media dei pazienti e l’aumento dell’incidenza femminile nei ricoveri. Il dott. Graniero: «L’ambiente riabilitativo è il più efficace sia per prevenire le complicazioni sia per allungare la vita»

La riabilitazione cardio respiratoria riduce la mortalità

Cresce sempre di più l’interesse per la riabilitazione cardio-respiratoria che, proprio di recente, è stata al centro di un convegno promosso dall’Ospedale San Pancrazio – Santo Stefano Riabilitazione ad Arco di Trento. Una convention che si è posta come momento di approfondimento e condivisione di programmi ed esperienze con gli operatori sanitari a livello nazionale. Il convegno ha visto riunite in una giornata di confronto diverse figure professionali dell’Ospedale e del territorio, in linea con l’idea che, per offrire una modalità di presa in cura riabilitativa che integri tutte le problematiche patologiche (motorie, comportamentali e psicologiche), il trattamento debba assumere un approccio multi-disciplinare ed integrare l’assistenza medica con quella infermieristica, farmacologica, fisiatrica, psicologica e nutrizionale.

Ma cosa è cambiato in termini di percorsi terapeutici e riabilitativi? «Rispetto agli anni ottanta, lo scenario è mutato notevolmente, abbiamo in cura pazienti sempre più complessi  – spiega il dott. Gian Rocco Graniero del reparto di Riabilitazione delle malattie Cardio-Vascolari dell'Ospedale S. Pancrazio -. Se un tempo si avevano per lo più casi di infartuati in età lavorativa, ora l’aumento dell’aspettativa di vita fa registrare ricoveri di persone sempre più anziane, con quadri clinici complicati, poco stabili, che si portano dietro altre patologie oltre a quelle cardiologiche».

Solo al San Pancrazio, l’età media dei ricoverati nel 2003 era di 68 anni, nel 2009 si è passati a 72, nel 2016 ci si è spostati verso la fascia degli 80. Si tratta di persone reduci di eventi cardiaci acuti, interventi cardiochirurgici, infarti, scompensi cardiaci e polmonari, con problemi cardiologici associati a patologie coesistenti (arteriopatici, diabetici, con scadimento funzionale fino all'allettamento…). Soggetti che impongono lo studio di nuovi metodi riabilitativi e valutativi. «Al San Pancrazio abbiamo un’attività strutturata, con un’equipe multidisciplinare– continua Graniero -. Un team completo, formato da esperti in cardiologia, psicologia, assistenza sociale, perché la presa in carico è globale, parliamo non solo di soggetti che perdono la capacità di deambulare ma che vivono anche problematiche sociali, perché ad esempio sono soli». Un lavoro riabilitativo di grande importanza. Considerando che diversi studi clinici hanno constatato come la riabilitazione offra benefici, con una riduzione della mortalità, di recidive di riospedalizzazioni, un più precoce ritorno al lavoro, e miglioramento della qualità della vita. «Anche i dati riportati dalla Società Europea di  Cardiologia (2012) confermano che in Europa occidentale si sta avendo la diminuzione della mortalità cardiovascolare – sottolinea Graniero -: ponendo tale riduzione pari a 100, in proporzione, il 50% di questa è dovuto a quell'attività cardine che è la prevenzione; il 40% è invece  attribuita ai presidi terapeutici e trattamenti; un 10% è sconosciuto – e aggiunge-, quindi la prevenzione è vincente e l’ambiente riabilitativo, proprio perchè più specializzato in questo tipo di intervento, è più efficace rispetto alle altre cure; purtroppo, però per diverse cause,  non viene sempre prescritta».

Ciò nonostante, già con la Legge 124/98, l’Italia aveva valorizzato l’intervento riabilitativo e stabilito linee guida della riabilitazione prendendo in considerazione “disabilità ed handicap che pongono problematiche nuove e in progressivo aumento come le gravi disabilità derivanti da i traumi cranioencefalici, stati di coma, le malformazioni vascolari, le lesioni midollari cervicali complete, la cardiopatia ischemica, lo scompenso cardiaco, l'insufficienza respiratoria, ecc. stabilendo che l’intervento riabilitativo ha inizio al momento stesso in cui il danno si instaura”.

Il ricovero per riabilitazione cardio respiratoria al S. Pancrazio  consta di un prima fase che va dai 10-15 giorni fino anche a 1 mese per i casi più complessi; a questa fase di convalescenza, segue un periodo di rientro al domicilio e quindi  una seconda fase di ricovero di tre settimane, in cui si effettua un intervento sul paziente più strutturato anche con un lavoro fisico più intenso.

La finalità è quella del recupero della qualità della vita, con indicazioni per un corretto stile di vita, in base anche ai singoli casi, tracciando una guida di buone abitudini e abbandonando quelle sbagliate. «Uno degli interventi del convegno ha posto l’attenzione, non a caso, sugli aspetti peculiari della riabilitazione cardiologica nella donna - ricorda Graniero -. Ciò perché un dato preoccupante che abbiamo registrato è la crescita del numero dei ricoveri femminili. Le donne hanno preso quelle cattive abitudini che un tempo erano perlopiù vizi maschili, come ad esempio il fumo – e conclude – inutile ribadire, come la prevenzione in questo ambito sia l’attività vincente  non solo prima ma anche dopo l’evento».

 

L'OSPEDALE SAN PANCRAZIO

L’Ospedale San Pancrazio del Gruppo Santo Stefano si è affermato negli anni come importante punto di riferimento per la riabilitazione di pazienti con problematiche cardiologiche, motorie e neuro-motorie, urologiche e legate alla sfera delle dipendenzeIl progetto nasce dalla necessità di soddisfare le esigenze riabilitative legate al progressivo aumento del numero di pazienti con queste problematiche, con l’obiettivo di offrire risposte sempre più tempestive e adeguate alla crescente incidenza di casistiche caratterizzate da pluripatologie.

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