Danni secondari e fisioterapia
D. Un mio parente, dopo una grave emorragia al cervello, ha avuto paralisi al braccio e alla gamba destra. Dopo due mesi circa da quando si è ammalato, sta diventando sempre più rigido e spastico: vuol dire che non fa abbastanza fisioterapia o che ne fa una sbagliata? Può peggiorare?
R. Il quadro clinico che lei ci descrive fa, purtroppo, parte di quelli che noi tecnici chiamiamo “danni secondari”, cioè possibili conseguenze negative che possono emergere a relativa distanza dalla malattia acuta, come sua diretta conseguenza.
Spesso, dopo una plegia di origine centrale, il quadro clinico iniziale di paralisi “flaccida” viene sostituito da una parziale ripresa di capacità di movimento volontario ma anche da un incremento del tono muscolare, che interessa solo alcuni muscoli a dispetto degli altri, e finisce con l’interferire pesantemente con il processo di recupero funzionale: ad esempio la mano può presentare una esagerata prevalenza dei muscoli che flettono le dita, rispetto a quello che le estendono, fino a rimanere bloccata e chiusa” a pugno”.
In questo contesto la fisioterapia ha un ruolo fondamentale nel contrastare il rischio che posture patologiche diventino irreversibili per retrazioni tendinee o blocchi articolari, ma non può sostanzialmente impedire che il fenomeno patologico della spasticità si palesi, proprio perché quest’ultimo è espressione diretta del quadro della lesione cerebrale.
Occorre infine ricordare che un moderno approccio riabilitativo alla gestione clinica della spasticità mette a disposizione del paziente non solo le opportune e fondamentali tecniche fisioterapiche, ma anche ortesi su misura ( nel caso della mano che si chiude troppo, ad es, ortesi polso-mano che mantengono il polso allineato con la mano e le dita estese), farmaci miorilassanti usati per via generale, farmaci in grado di bloccare in parte l’attività muscolare patologica (blocchi neuromuscolari con tossina botulinica), miorilassanti somministrati in modalità particolare, per mezzo di pompa intratecale collocata a livello midollare.
E’ compito del team riabilitativo individuare la terapia più opportuna per la fase evolutiva e gli specifici problemi posti da ogni paziente.


